“Dal viale chiamavo l’unica mia compagna, gridavo l’amore col più tenero dei nomi: Ghisola, Ghisolabella! Gettando la briglia balzavo sulla ghiaia. Ghisola! Ero folle di lei, oblioso, incolpevole. L’infedeltà fugace dava all’amore una novità inebriante: la sovrana certezza. Ghisola, Ghisola, ti amo, ti amo e per sempre te sola.” (G. D’ANNUNZIO)

Ghisola era il nome con cui il Vate chiamava, nella tenerezza dei momenti più intimi, la Divina, attrice del teatro a cavallo tra Ottocento e Novecento apprezzata fin oltreoceano e ricordata ancora oggi come la prima delle dive, la quale elesse la suggestiva e indimenticabile città di Asolo a terra d’adozione.

GHISOLA: ELEONORA DUSE LA DIVINA

Eleonora Duse incontra per la prima volta Gabriele D’Annunzio a Roma, nel 1882: il giovane cronista mondano si fa subito mordente con le parole, chiedendole di giacere con lui, invito al quale la stella del palcoscenico reagisce con sdegno, celando però un segreto compiacimento. I due si riuniscono dodici anni più tardi a Venezia, dopo che nella Duse si era acceso l’incanto per le opere dannunziane e il desiderio di avvicinare il poeta.

Esplode un amore fragoroso, fatto di parole dolci e unioni passionali, che accendono il cuore e l’arte dei due innamorati, il cui sodalizio non è solo sentimentale, ma anche intellettuale. La diva del teatro trova la penna che cercava per dare vita a nuovi testi che superassero il suo repertorio tradizionale; lui trova in lei l’ispirazione per numerosi componimenti, oltre che il supporto e i finanziamenti per le messe in scena.

Eleonora è sempre più immersa nella gratitudine e nella venerazione verso l’uomo e l’artista, mentre Gabriele la ama a modo suo, volendola sempre lì, fedele e disponibile.

Dopo tradimenti e incomprensioni, i due amanti si separano, ma sopravvive tra loro un’ardente relazione epistolare, fra le più appassionanti di tutti i tempi. Gabriele D’Annunzio visse il resto della sua vita struggendosi nel ricordo di Eleonora Duse, la “testimone velata” del suo impegno artistico, com’è tuttora raffigurata con un busto ricoperto da un foulard di seta dallo stesso Vate per non farsi distrarre dalla sua bellezza, all’interno della sua ultima dimora. Quando lei venne a mancare, mentre era impegnata in una tournée negli Stati Uniti, lui chiede al Duce di far rientrare al più presto la sua salma, ora seppellita ad Asolo, e la rimpiange con queste parole: “È morta quella che non meritai.”

La passione, la dedizione, l’autenticità e l’intensità di Eleonora Duse sono state le virtù che l’hanno resa la Musa ispiratrice di altissimi capolavori, come il dolce Ghisola, una ricetta nuova dai sapori antichi, che racchiude la tenerezza e il fascino di questa interprete delle emozioni, oggetto d’ammirazione in tutto il mondo e soggetto del primo gossip amoroso italiano.

Asolo non smetterà mai di rendere omaggio alla Divina, preziosa icona della piacevolezza di questa cittadina, la quale dichiarò: “Amo Asolo perché è bello e tranquillo”.